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Andrea, un professionista innamorato dell’Irlanda

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ItalianiMondo.it questa volta ha intervistato per voi un professionista architetto, designer ed appassionato di fotografia.

Ciao, presentati ai nostri lettori

Ciao a tutti. Mi chiamo Andrea Zipoli e sono nato a Milano 47 anni fa. Da dieci, lavoro e vivo in Irlanda con moglie Irlandese e due figli straordinari. 

zipoli-andreaPerche’ hai deciso di lasciare l’Italia?
La mia decisione è stata dettata dall’amore. Ho incontrato mia moglie a Milano 24 anni fa e da allora abbiamo abitato a turno sia a Milano che a Dublino. Nel 2006, per questioni famigliari e per opportunità di impiego decisamente migliori, ci siamo trasferiti dalla Brianza a Galway e, da poco, abbiamo iniziato una nuova avventura a Wexford.


Appena arrivato in Irlanda mi furono offerti ben tre posti di lavoro come Architetto: avevo solo l’imbarazzo della scelta. Con due studi professionali ho fatto esperienze che in Italia mi potevo sognare e colmato lacune accademiche grazie a collaboratori disponibili sia in studio che in cantiere. Ho avuto la fortuna di aver progettato per alberghi, condomini, uffici, ville di lusso e ristoranti, ma la progettazione degli interni del “Radisson” ad Addis Ababa è stata la mia esperienza migliore, unica ed indimenticabile sia sul piano professionale che umano.

CALABRIA TERRA ABBANDONATA

Dove sei stato e dove ti trovi?
Ho abitato a Dublino per 4 anni circa, prima attraverso l’Erasmus e poi come apprendista, prima della Laurea. Dopo qualche anno trascorso a Milano, abbiamo vissuto a Galway. Malgrado il vento e la pioggia di Galway siano duri da accettare per 11 mesi all’anno, il lavoro e la gente che si hanno attorno, compensano ogni difficoltà. Anche dopo il declino del settore edilizio dovuto alla fine della ‘’celtic tiger’’, ho avuto la possibilità di ricominciare. Nel 2010 mia moglie ed io abbiamo lanciato una linea brevettata di Lingerie di lusso (www.embracelingerie.com). Grazie al Governo Izipoli-andrea-italianimondorlandese che ci ha finanziato sia con un ufficio high tech in riva all’oceano sia con metà delle spese rimborsate per fare fiere a Parigi, Londra e New York, siamo arrivati sul mercato senza che il Brand fosse conosciuto. I brevetti e la creatività di mia moglie ci hanno assicurato l’Ultra, il premio Oscar della lingerie internazionale a Parigi nel 2011 e da allora siamo entrati nei due più importanti grandi magazzini di Irlanda: Brown Thomas e Arnotts.

Che sensazioni hai provato durante le tue esperienze?
Dal primo giorno in Irlanda nel 1993, mi sono sempre sentito molto ben accetto sia dalla famiglia di mia moglie che dagli altri irlandesi. Credo che ci sia una differenza abissale con l’Inghilterra a questo riguardo. All’inizio (avevo 23 anni) mi sono sentito un po isolato da quelle che sono le abitudini di noi Italiani: le passeggiate in centro storico, le gite fuori porta, il sole, il mare, le Alpi, le belle mangiate al ristorante o i grandi concerti ma, in pochissimo tempo, il calore dell’Irlanda non sì fatto attendere. Nel ’94, l’Irlanda era molto diversa da ciò che è divenuta adesso. L’avvento di Ryanair ha cambiato molto le cose e malgrado noi tutti possiamo a volte odiarla, bisogna riconoscere che ci ha fatto sentire tutti più vicini ed ha aperto gli occhi di molti giovani che dal sud Europa hanno imparato da una società Nordica più moderna ed emancipata. Inoltre, ai giovani del nord ha spalancato le porte del bel vivere mediterraneo dalla moda ed il design alla gastronomia.

Come ti trovi adesso?
Wexford è un ambiente a noi nuovo e sembra più continentale del resto del paese. Il paesaggio simile alla docilità francese o toscana di Wexford è molto diverso dal selvaggio Connemara. Arte e Teatro sono molto presenti nella vita della città e considerando le nostre attività, spero che diventi la mia terza casa in pochissimo tempo anche se Milano sarà sempre nel mio cuore.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

L’esperienza con la nostra azienda di lingerie è stata molto impegnativa e le sfide del mercato sempre più intense. Ora, dopo anni di lavoro nella zipoli-andrea-italiani-mondomoda, (che non è affatto solo glamour e fotomodelle) voglio tornare a progettare come architetto, magari nella nostra nuova casa in campagna e intraprendere altri progetti gratificanti come quello che ho fatto per SafeIreland, un associazione nazionale contro la violenza domestica.
Questo progetto ho portato la mia fotografia dai musei e biblioteche d’Irlanda alla stampa Italiana, dai consulenti della Casa Bianca al Presidente della Republica Michael D Higgins ma soprattutto al cuore di molte persone.

Cosa consiglieresti alle persone che vogliono andare all estero?
Malgrado la frustrazione, la fatica ed i costi colossali di iniziare una vita nuova (lavoro, casa, scuola, assistenza sanitaria, regime fiscale), la vita in Irlanda è da raccomandare. Certo anche qui ci sono burocrazia e corruzione, ma il tenore di vita è diverso: L’irlandese è più rilassato, fatalista ed umanamente molto più gestibile del milanese. Il traffico è più che accettabile paragonato alla circonvallazione o la tangenziale ovest, lo smog non esiste, gli amici si fanno velocemente e la cultura famigliare non è poi tanto diversa dalla nostra. Qui si lavora per vivere e non viceversa. Non nascondo che i costi siano elevati ma il risultato finale è inequivocabilmente più positivo di quanto lo sia per me tornare in Italia. Almeno per il momento.

ITALIANI ALL’ESTERO. HA RAGIONE POLETTI?

Il mio consiglio per chi sta pensando di trasferirsi è quello di ponderare bene una scelta che potrebbe rivelarsi irreversibile (se poi vi innamorate, fate la mia fine !), prepararsi mentalmente (bisogna sapersi adattare e volerlo fare senza troppe lagne), dare il meglio di se sempre (tenere alta la bandiera dell’Italia) ed accettare una vita nuova della quale essere autori unici.
Il destino spesso ci cambia la vita sotto il naso (lavoro, famiglia, salute), ma decidere di lasciare l’Italia deve essere una scelta esclusivamente personale. Se non si e’ disposti ad accettare i propri errori, allora é meglio lasciar agli altri le nostre decisioni.
Così, però, la vita non sarebbe per nulla emozionante.