Ida De Vincenzo

Una nuova vita in Argentina, non dimenticando la Calabria

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Oggi la rubrica di Italianimondo.it si è spostata in Argentina per intervistare Ida De Vincenzo, nata a Cropalati Marina, in Calabria e da quasi 50 anni vive in Argentina.

idea-de-vincenzo<<Ciao a tutti. Sono Ida De Vincenzo. Vivo a Buenos Aires, in Argentina dal 1959. Lavoro in un negozio di alimentari e sono sposata da 35 anni. Ho due figli (un ragazzo ed una ragazza). La mia famiglia è originaria di Cropalati Marina, in Italia, e insieme ai miei 5 fratelli siamo tutti nati li. Adesso collaboro nella collettività calabrese nel Rotary International>>.

Una partenza la sua avvenuta tanti anni fa anche se non dimentica la sua terra. <<Ho tanti ricordi della mia infanzia e anche se qualche immagine si é cancellata col passare del tempo mentre altre sono rimaste profondamente incise nella mia anima. Le voglio trasmettere affinché non siano dimenticate. Sono piccole storie, cose quotidiane, ma non per questo meno importanti, sono le cose che ci aiutano a comprendere la vita ed il carattere di una famiglia. Ogni storia ha una grande valore, molte sono simili ma nessuna uguale>>.

DALLA CALABRIA ALLA CALIFORNIA

Il suo racconto inizia dalla figura di suo padre.

<<Potrei dire tante cose di mio padre, fu un uomo semplice e sensibile. Gli piaceva la natura, stare all’aperto e soprattutto la terra. La lavorava non tanto per necessitá ma per l’amore che lo legava ad essa. Per lui ogni seme aveva valore. Lo curava con tanto amore e dedizione. Per contribuire all’economia familiare, coltivava dall’umile lattuga alle piante piú preziose. Allevava conigli e maialini d’India e noi ragazzi ci affezionammo tanto a questi animaletti che non volevamo piú mangiarli. Per questo mio padre smise di allevarli. Mi chiedo ogni tanto se mio
padre si privó di mangiare ció che gli piaceva per non vedere le nostre lacrime.

Ida De Vincenzo- mi paisHa sofferto tanto le conseguenze della guerra, evitava l’argomento dicendo che erano cose tristi. Diceva sempre “meglio dimenticare”. Tuttavia il suo atteggiamento cambiava quando gli chiedevano della sua ferita di guerra. Era stato ferito in combattimento, al gomito. Io mi sentivo orgogliosa di avere un papá veterano di guerra. Ma allo stesso tempo non riuscivo a capire come avesse potuto sparare ad un altro. Un giorno, vincendo la mia timidezza, e senza misurare le parole, gli chiesi come avesse potuto fare una cosa del genere. Mi guardó e vidi nei suoi occhi una grande rassegnazione. Allora con grande convinzione e parole semplici mi rispose: ” Se non gli avessi sparato io mi avrebbe sparato lui”. In quel momento mi resi conto che non c’era stata alternativa. Ancora oggi lo ricordo e mi commuovo davanti a questa veritá cosí fredda ed assoluta>>.

E fu così che la famiglia dopo alcuni anni dopo la guerra decisero di lasciare tutto e trasferirsi oltre Oceano.

<<Appena arrivati in Argentina, mio padre inizió a lavorare, ma un incidente lo immobilizzó per quasi un anno. Una volta rimessosi in sesto, ottenne un lavoro al comune come operaio. Lavorava nella manutenzione delle strade. E quando lo pretendevano in giro, rispondeva sempre: “voi non sapete che cosa significhi lavorare all’aperto: in inverno il freddo ti congela le ossa e d’estate il catrame caldo sotto il sole inclemente ti brucia persino l’anima.

Ida De VincenzoAvevamo anche un negozio di alimentari, che ci aiutó tanto economicamente. La nostra clientela era molto varia e talvolta era difficile comunicare con loro, spesso ci intendevamo a segni. Succedevano anche cose curiose; ricordo una conversazione tra mia madre e una signora paraguaiana che lavora lí vicino. Mia madre parlava di una cosa e la signora rispondeva un’altra, ma entrambe continuavano questa conversazione come seguendo un filo immaginario. Io, nella mia innocenza lo feci notare a mia mamma, ma lei mi rispose: “Stai tranquilla, non ti preoccupare”>>.

DALLA CALABRIA ALLA NORVEGIA

Un racconto pieno di significato quello di Ida che riguarda anche le difficoltà affrontate in quella nuova terra, soprattutto i primi tempi. <<Avevamo a casa un cortile pieno di casse e bottiglie. Mio padre alle volte si sedeva su una di quelle casse e si metteva a scrivere alla famiglia in Italia, e gli raccontava quanto era bello vivere qui. In certi momenti nei suoi occhi traspariva una grande tristezza, gli tornavano ricordi lontani: i suoi monti, i costumi secolari, le leggende; era abituato alle difficoltá della vita, e si difendeva dall’irremidiabile idealizzandolo. Quando gli mancavano poche righe alle fine della lettera, mi chiamava: “vieni, vieni”, voleva che scrivessi anch’io qualcosa alle zie, ma all’epoca io ero troppo piccola e non sapevo scrivere. Allora lui con tanta pazienza disegnava le lettere su un foglio a parte e io le ricopiavo. Erano sempre le stesse parole, “care zie”, quando finivo di scrivere, il suo volto si illuminava con un grande sorriso, era un momento magico, avvertivo che oltre l’oceano c’erano persone che ci volevano bene>>.

Il suo racconto non si stacca dal ricordo di suo padre e dal legame che ha sempre legato la sua famiglia alla terra natìa. Molti i valori che hanno contraddistinto, e continuano a farlo, la famiglia De Vincenzo. <<Le lettere tardavano tanto ad arrivare, il giorno che ricevette la notizia della morte di sua sorella, dopo averla letta non riuscí a parlare. I suoi occhi si sciolsero in un pianto sommesso, ma profondo. In quel momento ebbe la certezza che non sarebbe mai piú ritornato a rivedere i suoi monti e a riabbracciare le persona amate. Per tante settimane la casa si vestí di lutto. Nel quartiere, quando arrivó la linea 47 del pullman, ci fu una rivoluzione. Facevano tanto rumore che alle volte non si poteva dormire, mio padre diceva che lo facevano di proposito, e molte notti dovette alzarsi e andare a protestare, e ricordargli che anche lui lavorava e che si alzava alle 4:30 del mattino. Ciò nonostante, spesso portava loro bevande fresche d’estate e calde d’inverno. Quando si ammaló tutti venivano a trovarlo, non fu mai solo. Fu un uomo molto rispettato; il suo carattere aveva la semplicitá di chi vive la realtá, consapevole che non si puó cambiare. Il giorno della sua morte un corteo lunghissimo lo accompagnó nel suo ultimo viaggio>>.

A distanza di tempo, adesso, bisogna fare un piccolo resoconto della sua vita quasi interamente argentina visto che emigrò quando aveva appena due anni.

<<Sebbene gli anni passassero, dai miei genitori gli argomenti di conversazione erano sempre gli stessi: la terra lontana, la nostalgia, la famiglia e tutto ciò che riguardava la famiglia calabrese. Questi sono i motivi per cui la cultura e la lingua italiana hanno acquistato fondamentale importanza nella mia vita. Sono sempre stata in contatto diretto con le mie radici. Dopo 50 anni ci sono ritornata, ho potuto conoscere e ricevere l’affetto della mia famiglia lontana. Sono rimasta commossa dallo splendore dei paesaggi di un mondo che adesso sento veramente mio. È la mia seconda casa, come mi piace chiamarla. – conclude – Finalmente sono riuscita ad allacciare nel mio cuore l’Italia e l’Argentina>>.

DALLA CALABRIA A COPENAGHEN