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Dalla Campania a Londra, la storia di Antonia

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Dall’Argentina all’Inghilterra. Dopo l’ultima storia di Ida De Vincenzo che vive a Buenos Aires, questa settimana Italianimondo.it racconta la storia di Antonia Di Lorenzo, 26 anni, originaria della provincia di Napoli che da più di due anni vive a Londra.

antonia-di-lorenzo<<Non credo di aver deciso di lasciare l’Italia, piuttosto credo che sia stata Londra, a decidere di tenermi con sè. – dichiara – L’ha fatto gradualmente, quando una volta arrivata lí nel luglio del 2013, ha deciso che nonostante una laurea in giurisprudenza appena conseguita, avrei potuto rimboccarmi le maniche ed improvvisarmi cameriera, per concretizzare, un passo alla volta, un sogno che mi sembrava più grande di tutto ed irragionevole lasciarlo andare. Cosí ho iniziato poco dopo un master in giornalismo in concomitanza con il lavoro, vivendo una doppia vita: una impugnando una penna, l’altra piatti e stoviglie in jeans e maglietta scura.
Ma credo che l’una sia stata funzionale all’altra. Per questo correre da un punto all’altro della capitale inglese scansando la calca della metropolitana per raggiungere il trampolino delle mie ambizioni o la tomba dei miei sogni, non mi ha mai pesato. Ho sempre amato il giornalismo e man mano che crescevo, con me maturava la consapevolezza che non avrei mai potuto fare a meno di scrivere>>.

La sua passione per la scrittura non la lasciava indifferente finchè arrivò anche il momento delle pubblicazioni.
<<Nel 2013 ho pubblicato il mio primo romanzo, Come le rondini, nato come una sfida, quasi in concomitanza con l’apertura in rete del mio blog, Flying Swallow, e dalla certezza che la scrittura sia il modo più naturale in cui io riesca a comunicare con gli altri. Ed il tutto è nato proprio a seguito del mio viaggio nell’estate del 2012 nella capitale inglese. Credo che sia per questo motivo che questa città abbia deciso di trattenermi, ed io a non opporre alcuna resistenza. Perchè ti stimola a cacciare il meglio di te e a non avere paura. Nessuno ha l’etichetta del diverso, ma siamo tutti qualcuno con un sogno nel cassetto che non temiamo di cacciare fuori, nemmeno quando il vento sembri remarci contro. Forse impariamo a fidarci di noi stessi. Ed è per questo che ho da poco pubblicato un altro romanzo, dal titolo Quando torni? (qui la recensione di Francesco Iriti), disponibile su molte piattaforme tra cui quando-torniAmazon, ITunes, Kobo e su Lulu anche in versione cartacea, che affronta quella che chiamo l’altra faccia dell’immigrazione di giovani e non verso il Regno Unito, dando voce alle loro storie, il cui comune denominatore sarà la domanda di rito che verrà rivolta loro da chi si trova dall’altra parte della cornetta: allora quando torni?>>.

Un viaggio prima di tutto mentale il suo che l’ha portata a Londra dove <<<lavoro per un’azienda nel campo editoriale, ma nel tempo libero scrivo per qualche testata come freelancer e blogger, ed ho avuto un’esperienza in radio per quasi un anno. Ho da poco lasciato quello che da queste parti chiamano “studio flat” per due, in sostanza un appartamento in cui tra la cucina e la camera da letto il confine non è labile, ma inesistente, per trasferirmi in una casa “normale”. A me piace chiamarla cosí, perchè finalmente c’è un confine reale tra la camera da letto ed il resto dell’appartamento. Però, date le misure di sicurezza maniacali degli inglesi, non sono ancora riuscita ad abituarmi all’assenza delle spine nei bagni. Questo stimola molto la mia creatività nella scelta del luogo in cui asciugarmi i capelli, per esempio. Ma in una casa più grande è più semplice. Adoro viaggiare, e vorrei conoscere il continente asiatico, in particolare il Giappone, verso cui nutro una profonda curiosità. Ma ammetto che ogni tanto, nonostante viva in una città come questa, mi manchino i vicoli stretti ed il rumore del mare>>.

<<Non c’è una sensazione fra tutte quelle che ho provato che si possa porre in cima alle altre. Ne ho provate talmente tante, cosí diverse, che forse il termine più appropriato è dire di aver provato un mix di sensazioni altalenanti. – risponde Antonia quando le se chiede delle sensazioni che prova nel vivere lontano da casa – È quello che una realtà come questa non può non suscitarti. Trasformandosi da una giungla in cui avverti che sia impossibile arrivare primi o un’isola in cui tu senta la necessità di riconoscere tutti come soli passanti, alla casa, che nonostante tutto, impari a costruire e a sentire come tale. Un misto di impotenza, solitudine, paura, che si azzera al cospetto della certezza che mai ci sarà una ragione che permetta a queste di prendere il sopravvento. È la certezza di credere in se stessi, nei propri sogni, e nella meta finale del proprio viaggio>>.

Dopo tanti sacrifici si inizia ad intravedere la luce in fondo al tunnel. <<Adesso che finalmente ho abbandonato la vita in scarpe da ginnastica, jeans e maglietta scura servendo clienti per dieci ore al giorno, – continua -mi sento come se avessi superato il primo livello di un gioco e di essere entrata nel secondo, in cui spero che la costanza mi conduca ancora una volta al livello successivo>>.

Quando-torni-dilorenzoCome solito, chiediamo anche quali sono i consigli che si vogliono dare a chi vorrebbe andare a vivere all’estero. <<Spesso sento dire che per lasciare il proprio Paese ci vuole coraggio. Altri dicono che invece il coraggio è di chi resta. Io vorrei sciogliere l’enigma dicendo che sia nell’uno che nell’altro caso non è di coraggio che si tratta. Chi decide di andare all’estero deve essere cosciente che non vedrà la concretizzazione dei propri progetti come fosse manna caduta dal cielo. – dice Antonia – L’impegno e la costanza devono diventare le tue migliori amiche, anche quando sembra ti stiano tramando contro qualcosa. Ci si deve porre degli obiettivi, reali, altrimenti credo diventi una perdita di tempo. E soprattutto ci si deve aprire alla vita come fossimo un ventaglio in una giornata d’agosto di sole pieno, per catturare tutte le possibilità che troveremo lungo il percorso, ma sviluppare lo sguardo giusto per riuscirne a misurare l’importanza e via via a selezionarle>>.

Uno sguardo al passato aiuta a comprendere cosa si vuole fare in futuro. E molti sono i progetti per la giovane scrittrice. <<Ogni volta che metto insieme i pezzi della mia vita a Londra, mi ricordo di quanto fossi insicura non appena vi misi piedi. Avevo paura sia di quello che desideravo, che di ció che i miei voleri mi avrebbero portato ad essere. Poi, proprio come un ventaglio, mi sono aperta, e cosí anche liberata da qualche insulso peso sulla coscienza.  Il mio progetto futuro non può che essere di continuare su questa strada, ad aprirmi e liberarmi ogni volta, accettando tutto quello che ne derivi. Quando si lascia la propria terra per affrontare una nuova avventura, arriva il momento in cui si fanno dei resoconti come lei stessa ammette>>.

<<Di differenze che riguardano il tessuto sociale, politico ed economico, se ne parla tanto, anche perchè molte di queste sono visibili ad occhio nudo.  L’efficienza dei trasporti, la manutenzione delle strade, un servizio universitario improntato molto più sulla praticità che sul teorico e che permette agli studenti inglesi di essere molto più competitivi a livello mondiale, la meritocrazia per cui se vali vai avanti da solo, la correttezza nel pagamento delle tasse – ho ricevuto indietro tutte le tasse pagate nel 2014 perchè nel primo anno non ho raggiunto il tetto minimo di guadagno che mi esonera dal pagamento. Ma a parte questioni del genere, di differenze o luoghi comuni da smascherare ce ne sono tanti. – conclude – Per esempio, escono in pantaloncini e maglie a maniche corte anche con temperature fredde per la sola visione di un lieve e tiepido raggio di sole, e considereranno te, che provieni dal bacino del Mediterraneo, un extra-terrestre se non rinuncerai al tuo cappotto fino al mese di giugno.
A parte l’inesistenza di spine nei bagni, vantano anche il “privilegio” di possedere rubinetti separati per acqua calda e fredda. Non mangiano solo il fish & fish, anche quei tremendi tramezzini del supermercato dal sapore agro-dolce.
Il pub è una casa pubblica. Il loro weekend non può essere trascorso diversamente se non con il piantare nella loro seconda casa una tenda da campeggio e lasciare il profumo del malto d’orzo solo il lunedí mattina. Però anche loro detestano il clima riservato a quest’isola. Cosí, da quando l’ho capito, non mi trattengo più, cavalcando l’onda della loro accondiscendenza>>.